REGIME FORFETTARIO · TASSE · CONTRIBUTI · 2026
Quanto paga di tasse un forfettario? Esempi di calcolo 2026
Dire che un forfettario paga il 5% o il 15% non basta per capire quanto rimane realmente. Prima bisogna determinare il reddito con il coefficiente di redditività, calcolare i contributi previdenziali e soltanto dopo determinare l'imposta sostitutiva.
- Perché il 5% o il 15% non si applicano al fatturato
- Come funziona il calcolo
- Esempio con 20.000 euro
- Esempio con 30.000 euro
- Esempio con 50.000 euro
- Confronto 5% e 15%
- Quanto bisogna mettere da parte?
- Perché artigiani e commercianti sono diversi
- Il netto fiscale non è il vero guadagno
- Come fare una simulazione corretta
1. Il forfettario paga davvero il 5% o il 15% del fatturato?
No. È uno degli equivoci più frequenti sul regime forfettario.
L'imposta sostitutiva del 5% o del 15% non viene normalmente applicata direttamente all'intero ammontare dei compensi o dei ricavi percepiti.
Prima viene determinato il reddito forfettario applicando il coefficiente di redditività previsto per l'attività esercitata. Dal reddito così determinato sono poi deducibili, secondo le regole previste, i contributi previdenziali obbligatori versati. Sul reddito imponibile risultante si calcola infine l'imposta sostitutiva.
Falso mito: “Fatturo 30.000 euro e sono al 5%, quindi pago 1.500 euro”
Il calcolo è incompleto. Bisogna considerare coefficiente di redditività, contribuzione previdenziale e base imponibile dell'imposta sostitutiva.
2. Come funziona il calcolo?
È il punto di partenza del calcolo.
Si applica il coefficiente previsto per l'attività esercitata.
È il risultato ottenuto applicando il coefficiente ai compensi o ricavi.
Si determina la contribuzione dovuta in base alla posizione previdenziale.
I contributi previdenziali obbligatori deducibili riducono il reddito sul quale viene calcolata l'imposta sostitutiva.
Si applica il 15% oppure, quando ne ricorrono effettivamente le condizioni, il 5%.
3. Gli esempi che utilizziamo
Per rendere comprensibile il meccanismo utilizziamo un caso esemplificativo: un professionista in regime forfettario, iscritto esclusivamente alla Gestione Separata INPS, senza altra forma di previdenza obbligatoria e con un'attività alla quale, nell'esempio, corrisponde un coefficiente di redditività del 78%.
Per il 2026 utilizziamo l'aliquota complessiva della Gestione Separata del 26,07% prevista per il professionista non assicurato presso altra forma di previdenza obbligatoria.
Il coefficiente di redditività dipende dall'attività esercitata e dal relativo inquadramento. Gli esempi servono a spiegare il metodo di calcolo e non possono essere applicati automaticamente a qualsiasi partita IVA.
4. Esempio: forfettario con 20.000 euro di compensi
Compensi percepiti: € 20.000,00
Coefficiente utilizzato nell'esempio: 78%
Reddito forfettario: € 15.600,00
Contributi Gestione Separata 26,07%: circa € 4.066,92
Base imponibile dopo i contributi: circa € 11.533,08
Imposta sostitutiva al 15%: circa € 1.729,96
Contributi + imposta: circa € 5.796,88
Residuo dopo contributi e imposta: circa € 14.203,12
Se spettasse il 5%: imposta circa € 576,65
Residuo dopo contributi e imposta al 5%: circa € 15.356,43
5. Esempio: forfettario con 30.000 euro di compensi
Compensi percepiti: € 30.000,00
Coefficiente utilizzato: 78%
Reddito forfettario: € 23.400,00
Contributi Gestione Separata 26,07%: circa € 6.100,38
Base imponibile dopo i contributi: circa € 17.299,62
Imposta sostitutiva al 15%: circa € 2.594,94
Contributi + imposta: circa € 8.695,32
Residuo dopo contributi e imposta: circa € 21.304,68
Se spettasse il 5%: imposta circa € 864,98
Residuo dopo contributi e imposta al 5%: circa € 23.034,64
6. Esempio: forfettario con 50.000 euro di compensi
Compensi percepiti: € 50.000,00
Coefficiente utilizzato: 78%
Reddito forfettario: € 39.000,00
Contributi Gestione Separata 26,07%: circa € 10.167,30
Base imponibile dopo i contributi: circa € 28.832,70
Imposta sostitutiva al 15%: circa € 4.324,91
Contributi + imposta: circa € 14.492,21
Residuo dopo contributi e imposta: circa € 35.507,79
Se spettasse il 5%: imposta circa € 1.441,64
Residuo dopo contributi e imposta al 5%: circa € 38.391,06
7. Confronto rapido degli esempi
€ 20.000
Residuo indicativo:
15% → € 14.203
5% → € 15.356
€ 30.000
Residuo indicativo:
15% → € 21.305
5% → € 23.035
€ 50.000
Residuo indicativo:
15% → € 35.508
5% → € 38.391
8. Quanto dovrebbe mettere da parte un forfettario?
Non esiste una percentuale unica valida per tutti.
Accantonare semplicemente il 5% o il 15% degli incassi può essere insufficiente perché alle imposte si aggiungono i contributi previdenziali.
La percentuale da accantonare dovrebbe quindi essere determinata sulla base della propria posizione: attività, coefficiente di redditività, previdenza, aliquota dell'imposta sostitutiva e andamento dei compensi.
Conoscere durante l'anno una stima di imposte e contributi permette di accantonare progressivamente la liquidità necessaria, anziché scoprire l'importo soltanto al momento dei versamenti.
9. Artigiani e commercianti: perché il calcolo cambia?
Gli esempi precedenti riguardano volutamente un professionista iscritto alla Gestione Separata.
Per artigiani e commercianti il sistema previdenziale è differente. Nel 2026 esiste un minimale di reddito sul quale viene determinata una contribuzione minima, oltre alla contribuzione eventualmente dovuta sulla parte di reddito eccedente.
Per il 2026 il minimale indicato dall'INPS è pari a 18.808 euro. La contribuzione minima annua indicata dall'Istituto è pari a circa 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, ferma restando la necessità di verificare la posizione concreta e le eventuali agevolazioni applicabili.
Per i soggetti in possesso dei requisiti può inoltre assumere rilievo il regime contributivo agevolato collegato al forfettario.
Per questo motivo non è corretto prendere il reddito di un commerciante e moltiplicarlo semplicemente per il 24,48%, né applicare automaticamente al commerciante il calcolo utilizzato per un professionista in Gestione Separata.
10. Il “residuo” degli esempi non è il vero guadagno netto
Questo punto è fondamentale.
Negli esempi abbiamo sottratto dai compensi contributi previdenziali e imposta sostitutiva. Ma il contribuente sostiene anche costi reali: software, telefono, consulenze, attrezzature, automobile, locali, assicurazioni e altre spese legate all'attività.
Nel forfettario questi costi non vengono normalmente dedotti uno per uno nella determinazione del reddito fiscale, ma economicamente sono comunque soldi effettivamente spesi.
Falso mito: “Se dopo tasse e INPS mi rimangono 35.000 euro, ho guadagnato 35.000 euro”
Non necessariamente. Dal punto di vista economico bisogna considerare anche tutti i costi effettivamente sostenuti per produrre quei compensi.
11. Come capire quanto rimarrà davvero?
Una simulazione utile dovrebbe mettere insieme almeno quattro elementi:
Quanto si prevede realisticamente di incassare nell'anno.
Coefficiente corretto e imposta sostitutiva effettivamente applicabile.
Gestione Separata, Cassa professionale oppure gestione artigiani/commercianti.
Quanto costa realmente svolgere l'attività, anche se tali spese non vengono dedotte analiticamente nel forfettario.
Solo mettendo insieme questi dati si può confrontare il regime forfettario con eventuali alternative e stimare il risultato economico dell'attività.
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