REGIME FORFETTARIO 2026
Regime forfettario per professionisti 2026: tasse e contributi
Per un professionista il regime forfettario può offrire una gestione fiscale più semplice, ma la convenienza non dipende soltanto dall'aliquota del 5% o del 15%. Occorre considerare come viene determinato il reddito, i costi realmente sostenuti e soprattutto la posizione previdenziale applicabile.
- Chi può essere professionista in regime forfettario
- Come si calcola il reddito
- Il coefficiente di redditività
- Imposta sostitutiva al 15% e al 5%
- Professionista senza Cassa: Gestione Separata INPS
- Professionista con Cassa previdenziale
- Come incidono i contributi sul calcolo fiscale
- Che cosa succede ai costi reali
- Fatturazione elettronica
- Esempio pratico di calcolo
- Quando il forfettario può essere conveniente
- Quando valutare il regime ordinario
Per capire quanto incide realmente il prelievo bisogna distinguere ricavi o compensi, reddito determinato forfettariamente, contributi previdenziali e imposta sostitutiva. Inoltre i costi effettivamente sostenuti non vengono normalmente dedotti uno per uno come avviene nel regime ordinario.
1. Chi può essere professionista in regime forfettario
Il regime forfettario può essere utilizzato anche da chi esercita un'attività professionale, purché siano rispettati i requisiti previsti dalla normativa e non ricorra una causa ostativa.
La verifica non deve riguardare soltanto l'ammontare dei compensi. Possono assumere rilievo anche altre situazioni personali, professionali e societarie.
Per il quadro generale dei requisiti consulta: Regime forfettario 2026: requisiti, tasse e quando conviene .
2. Come si calcola il reddito
Nel regime forfettario il reddito imponibile non viene normalmente determinato sottraendo dai compensi tutti i costi professionali effettivamente sostenuti.
Il meccanismo parte dai ricavi o compensi rilevanti e applica il coefficiente di redditività previsto per l'attività.
Si individuano i ricavi o compensi fiscalmente rilevanti secondo le regole applicabili.
Si applica il coefficiente di redditività previsto per la specifica attività.
Il risultato costituisce la base di partenza per determinare il reddito assoggettato al regime.
Si considerano i contributi previdenziali deducibili secondo le regole applicabili e successivamente l'imposta sostitutiva.
3. Il coefficiente di redditività
Il coefficiente di redditività rappresenta uno degli elementi fondamentali del regime forfettario.
Non è corretto affermare che qualsiasi soggetto definibile genericamente come “professionista” abbia necessariamente lo stesso coefficiente. Il coefficiente deve essere individuato sulla base dell'attività e della classificazione prevista dalla normativa.
Errore: scegliere il codice ATECO per ottenere un coefficiente più favorevole
Il codice deve rappresentare l'attività effettivamente svolta. L'inquadramento dell'attività viene prima delle conseguenze fiscali derivanti dal relativo coefficiente.
Per molte attività professionali viene frequentemente utilizzato il coefficiente del 78%, ma questo dato non deve essere esteso automaticamente a qualsiasi partita IVA.
4. Imposta sostitutiva al 15% e al 5%
Sul reddito determinato secondo le regole del regime viene applicata l'imposta sostitutiva.
L'aliquota ordinaria è pari al 15%. Per determinate nuove attività che rispettano tutte le condizioni previste può applicarsi l'aliquota ridotta del 5% per il periodo agevolato.
L'imposta viene determinata sul reddito fiscale risultante dal meccanismo previsto per il regime forfettario, tenendo conto anche dei contributi previdenziali deducibili secondo le regole applicabili.
Per il 5% consulta: Regime forfettario al 5%: requisiti e durata .
5. Professionista senza Cassa: Gestione Separata INPS
Per molti professionisti privi di una specifica Cassa previdenziale, la posizione contributiva è rappresentata dalla Gestione Separata INPS.
Nel 2026, per il libero professionista iscritto alla Gestione Separata che non sia pensionato e non risulti assicurato presso altra forma previdenziale obbligatoria, l'aliquota complessiva di riferimento è pari al 26,07%.
La situazione previdenziale personale deve comunque essere verificata, perché la presenza di altra copertura obbligatoria o di condizioni differenti può modificare l'inquadramento contributivo.
Errore: confondere imposta e contributi
Il 15% del regime forfettario è un'imposta. I contributi previdenziali sono una componente distinta e possono incidere in misura rilevante sul risultato economico complessivo del professionista.
Approfondimento: Regime forfettario e INPS 2026: quanto si paga? .
6. Professionista con Cassa previdenziale
Non tutti i professionisti versano i contributi alla Gestione Separata. Per alcune professioni ordinistiche esistono specifiche Casse previdenziali.
In questi casi contribuzione, minimi, aliquote e altri obblighi dipendono dalle regole della Cassa competente e dalla posizione del singolo professionista.
Prima di stimare tasse e contributi occorre individuare correttamente la forma previdenziale applicabile. Applicare automaticamente il 26,07% a qualsiasi professionista produrrebbe risultati errati.
7. Come incidono i contributi sul calcolo fiscale
Nel regime forfettario i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo la disciplina applicabile assumono particolare importanza perché intervengono nella determinazione della base sulla quale viene calcolata l'imposta sostitutiva.
Per questo motivo un calcolo realistico non dovrebbe fermarsi alla semplice formula:
Questa non rappresenta il normale meccanismo di calcolo dell'imposta nel regime forfettario.
8. Che cosa succede ai costi reali
Uno degli aspetti più importanti nella valutazione del forfettario è il trattamento dei costi dell'attività.
Il sistema riconosce forfettariamente una quota di costi attraverso il coefficiente di redditività. Di conseguenza, i normali costi professionali non vengono generalmente sottratti uno per uno dal reddito come nel regime ordinario.
Il meccanismo forfettario può risultare particolarmente interessante, ferma restando la verifica complessiva della posizione.
Affitto, collaboratori, attrezzature, software, trasferte e altri costi significativi possono rendere necessario un confronto più attento con il regime ordinario.
La convenienza, quindi, non può essere valutata guardando soltanto all'aliquota dell'imposta sostitutiva.
9. Fatturazione elettronica
Anche il professionista in regime forfettario deve organizzare correttamente la propria fatturazione e gli adempimenti collegati all'attività.
La fatturazione elettronica costituisce ormai un elemento ordinario della gestione della partita IVA e deve essere impostata correttamente fin dall'inizio, insieme alla conservazione e all'organizzazione della documentazione.
10. Esempio pratico di calcolo
Consideriamo, esclusivamente a titolo esemplificativo, un professionista per il quale risulti applicabile un coefficiente di redditività del 78% e l'iscrizione alla Gestione Separata con aliquota del 26,07%.
È il valore utilizzato per l'esempio.
30.000 € × 78% = 23.400 €.
23.400 € × 26,07% = 6.100,38 €, nell'ipotesi semplificata utilizzata.
23.400 € − 6.100,38 € = 17.299,62 €.
17.299,62 € × 15% = 2.594,94 €.
Nello stesso esempio, qualora fossero effettivamente presenti tutti i requisiti per l'aliquota agevolata del 5%, l'imposta sostitutiva sarebbe pari a circa 864,98 €.
Dai compensi devono essere considerati anche i costi realmente sostenuti per svolgere l'attività, anche quando tali costi non vengono dedotti analiticamente ai fini del calcolo forfettario.
Per altri esempi: Quanto paga di tasse un forfettario? .
11. Quando il forfettario può essere conveniente
Il regime può risultare interessante, ad esempio, quando il professionista presenta una struttura relativamente semplice, costi effettivi contenuti e possiede tutti i requisiti per applicare il regime.
Devono comunque essere considerate insieme almeno:
Non soltanto quelli del primo anno.
Quanto costa effettivamente svolgere la professione?
Gestione Separata oppure Cassa professionale applicabile.
Altri redditi e condizioni che possono incidere sulla valutazione.
12. Quando valutare il regime ordinario
La presenza di costi professionali elevati, investimenti importanti o altre caratteristiche dell'attività può rendere utile confrontare il risultato del forfettario con quello ottenibile applicando le regole del regime ordinario.
Non esiste quindi una risposta valida per tutti alla domanda “qual è il regime che fa pagare meno tasse?”.
Errore: scegliere il regime guardando soltanto il fatturato
Due professionisti con gli stessi compensi possono avere costi, previdenza e situazioni personali molto differenti. Di conseguenza la convenienza fiscale può essere diversa.
Per il confronto: Regime forfettario o ordinario: quale conviene? .
Sei un professionista e vuoi valutare il regime forfettario?
Lo Studio Sirianni può effettuare una simulazione considerando attività esercitata, compensi previsti, costi reali, posizione previdenziale e requisiti per l'applicazione del regime.
Per chi deve ancora iniziare possiamo inoltre verificare l'inquadramento dell'attività e gli adempimenti necessari per l'apertura della partita IVA.
La consulenza è disponibile presso lo Studio a Lamezia Terme oppure da remoto tramite Google Meet o Zoom.
Richiedi una consulenzaLe informazioni contenute nella presente guida hanno carattere generale e divulgativo. Regime fiscale, coefficiente di redditività, posizione previdenziale, deducibilità dei contributi e convenienza devono essere verificati sulla situazione concreta del professionista e sulla disciplina applicabile.